Bio

Daniela Nasoni nasce a Varese, Italia, nel 1975. Si diploma in pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano nel 1998.

Per anni la mia pittura si è concentra sulla rappresentazione di città dipinte ad acrilico su tela, legate al mondo dell’immaginario, dove il sogno diventa il luogo da ricercare, come una promessa, come una speranza. Le case e i palazzi dipinti accolgono una vita che non contempla confini legati alle regole della realtà; seguono un tracciato ideale, quasi come se volessero disegnare la linea di un tempo che non conosce orologi, ma il susseguirsi di continue emozioni e immagini generate dalla profondità dell’essere.

I quadri suggeriscono il costante interrogativo tra l’obbligo dell’apparire in una dimensione di rigidità e la vita come scelta di un esistere in continuo mutamento, è questa la motivazione per cui parte delle opere rimangono un semplice tratto a matita, dando un senso di incompleto. I quadri presentano numerose simbologie, come la scala appoggiata alla luna immagine della realizzazione del sogno, figure nascoste che parlano del mistero della vita, la gru come una promessa per l’avvenire i gufetti come protezione nella notte, l’alce l’inaspettato e così via. Oltre alla pittura mi sono impegnata in altre operazioni artistiche che prevedono performance di poesia in collaborazioni con scrittori e attori, e installazioni in diverse mostre itineranti, per citarne alcune “Gli Elefanti” opera teatrale in cui i quadri diventano attori, “In mio onore, opera d’arte cerca casa”, “Rapsodia su una notte d’estate” ispirato ai testi di T.S.Eliot, “Give no paradise for lost” ispirato ai poema “Paradise lost” di Milton, “Eredità e Progresso” ispirato al settimanale “L’espresso”, “Così scelgo di vedere”, ispirato al testo “Le città invisibili” di I. Calvino, “Janas e Dimonius” in collaborazione con la cantautrice Simona Salis, ed altri. Da anni collaboro con la casa editrice svizzera Trilingue per la realizzazione di illustrazioni per l’infanzia e copertine per romanzi con la casa editrice Girali di Bologna.

Dal 2011 il mio percorso artistico segue una nuova strada, grazie ad esperienze sia lavorative che personali ho iniziato un nuovo progetto chiamato “6.829.360.438”, che prende radice dall’azione del donare, sia come desiderio di condivisione con gli altri, sia come volontà di contraddire le regole del mercato sulle quali è basata la società. Per anni ho partecipato a tante esposizioni artistiche nei mercati sia di settore che eterogenei, in zone di passaggio come piazze e vie di diverse città, e questa esperienza mi ha portato a maturare la personale consapevolezza che il ruolo dell’opera consiste nell’incontro con l’altro, fondamentalmente con l’estraneo. L’opera non diventa più un fine o prodotto vendibile ad uno specifico fruitore, bensì diventa ponte di collegamento e dialogo con il mondo.


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